SCLEROSI MULTIPLA E OCREVUS: Infusione o Iniezione sottocutanea?

7 Febbraio 2026

È stata recentemente introdotta una differente metodologia di somministrazione del farmaco Ocrevus, passando da una somministrazione per infusione endovenosa ad una mediante iniezione sottocutanea.

Dopo quindici infusioni endovenose ho fatto la mia prima iniezione sottocutanea. Ecco il mio resoconto.

COSA È OCREVUS?

Ocrevus è un farmaco utilizzato per trattare la sclerosi multipla. Il principio attivo di Ocrevus è ocrelizumab, un anticorpo monoclonale che si lega alle proteine CD20 sulla superficie delle cellule B e le distrugge, riducendo così il danno ai nervi e rallentando la progressione della malattia.

È indicato per tutte e tre le forme principali di SM anche se si tratta del farmaco principale adottato per la forma primaria progressiva. Recentemente è cambiata la metodologia di somministrazione, passando da una lunga infusione endovenosa ad una rapida iniezione sottocutanea.

MODALITÀ DI SOMMINISTRAZIONE

Infusione endovenosa

Prima della somministrazione del farmaco, dopo i controlli di routine dei parametri vitali quali pressione, battito cardiaco e temperatura, si procede alla somministrazione di alcuni farmaci preparativi necessari per ridurre la frequenza e l’insorgere di reazioni al farmaco. Per via endovenosa vengono somministrate medicazioni con principio attivo di paracetamolo con effetto analgesico e antipiretico, cortisone e antistaminici.

Questa fase dura circa un’ora e dopo un risciacquo con una soluzione salina si procede alla somministrazione del farmaco Ocrevus, mediante infusione endovenosa singola di 600mg. Tale procedura può durare due o tre ore, a dipendenza della velocità di somministrazione, che è stabilita anche tenendo conto dal numero di infusioni che il paziente ha già ricevuto e alla sua tolleranza al farmaco. I parametri vitali vengono controllati durante la somministrazione, la cui velocità può essere progressivamente aumentata.

Dopo un risciacquo finale il paziente rimane in osservazione per un’ora circa prima di essere dimesso. 

Complessivamente il ricovero in day hospital può durare dalle sei alle otto ore.

Solitamente il farmaco viene somministrato ogni sei mesi e la prima somministrazione viene suddivisa in due dosi da 300mg distanziate da due settimane. Inoltre, dopo un lungo periodo, si può dilatare l’intervallo tra le varie infusioni, portandolo da sei a otto mesi. 

Iniezione sottocutanea

Dopo il controllo dei parametri vitali, viene predisposto un accesso endovenoso nel braccio per poter intervenire rapidamente qualora subentrassero reazioni al farmaco. A differenza dell’infusione endovenosa, i farmaci di preparazione vengono ingeriti per via orale sotto forma di compresse o capsule. 

Dopo un’attesa di circa un ora avviene la vera e propria infusione del farmaco, tramite un ago infilato a 45°nella pancia, a circa cinque centimetri dall’ombelico. 

L’infusione sottocutanea dura dieci 10 minuti e una volta rimosso l’ago il paziente resta un’ora in osservazione prima di essere dimesso. 

Complessivamente il ricovero in day hospital dura circa due ore e anche per quanto riguarda l’iniezione sottocutanea l’intervallo tra un trattamento e l’altro è di sei mesi.

LA MIA ESPERIENZA DIRETTA

Somministrazione del farmaco

Dopo il controllo della pressione e della temperatura è iniziata la fase di preparazione. Mi hanno predisposto un accesso in vena per poter intervenire rapidamente qualora fossero sopraggiunte reazioni al farmaco. A differenza della infusione endovenosa, questa via non è stata comunque utilizzata per somministrare i farmaci di preparazione. Essi li ho ingeriti per via orale, una decina di pasticche non troppo grandi di antistaminici, cortisone e alcune a protezione della mucosa gastrica. 

Ho atteso circa un’ora, dopodiché è avvenuta la vera e propria infusione del farmaco, tramite un ago infilato a 45°nella pancia, a circa cinque centimetri dall’ombelico. L’infusione sottocutanea è durata 10 minuti e una volta rimosso l’ago sono restato un’ora in osservazione prima di essere dimesso. 

Tirando le somme, l’appuntamento in ospedale era per le 10:00 e sono stato dimesso a mezzogiorno, dopo solo due ore. Con l’altra metodologia restavo a pranzare in ospedale e venivo dimesso tra le 15 e le 16.

Primo pomeriggio a casa 

Ho mangiato con appetito. La sensazione di spossatezza è decisamente più lieve rispetto a quella che accuso solitamente con l’infusione endovenosa. Nel pomeriggio ho notato che la zona interessata dall’iniezione sottocutanea si era abbastanza indurita e indolenzita. Non riscontro lividi o arrossamenti evidenti. È un po’ fastidiosa se non mantengo una postura del busto eretta. In serata ho mangiato con appetito.

Non ho avvertito particolari disturbi gastrici causati dal massiccio dosaggio per via orale delle medicazioni preparatorie.

Come accadeva dopo l’infusione endovenosa presento un colorito decisamente pallido in volto. Sono andato a dormire poi abbastanza tardi e con difficoltà nel prendere sonno, sicuramente a causa del cortisone assunto con i medicamenti di preparazione.

Primo giorno 

L’indurimento della pancia in corrispondenza alla zona dove è avvenuta l’iniezione sottocutanea del farmaco è meno fastidioso. Il colore bianco del volto è stato sostituito dal rossore sugli zigomi, effetto dal cortisone che è anche il responsabile di una notte quasi insonne. Probabilmente è anche per questo che durante il primo giorno la pesantezza alle gambe e la spossatezza generale che avverto sono al loro massimi livelli.

L’appetito non manca e in generale il senso di stanchezza generale è lo stesso che accusavo con l’infusione endovenosa.

Secondo giorno

Il rossore sul volto è scomparso e mi sento più stabile nelle gambe, grazie anche ad una notte serena dove ho dormito regolarmente. Permane un certo indurimento nella zona interessata dall’iniezione sottocutanea ma non è particolarmente fastidioso.

Oggi posso introdurre qualche esercizio leggero di stretching e movimento alle gambe che sento rigide. Rispetto alla infusione endovenosa mi sento comunque meno affaticato.

Terzo giorno

Ho passato un’altra notte serena dove ho preso sonno come d’abitudine. Sto recuperando lentamente le forze e continuo a sentirmi meno affaticato rispetto a quanto ho accusato in occasione della infusione endovenosa. Non noto un particolare indurimento o nulla di anomalo nella zona interessata dall’iniezione sottocutanea.

È tempo di fare un bilancio.

IN CONCLUSIONE

Indubbiamente il tempo impiegato per l’iniezione sottocutanea è un notevole vantaggio, sia per il paziente che per l’ospedale che può gestire un numero maggiore di pazienti.

Probabilmente il tempo ridotto in ospedale può influire positivamente anche sull’aspetto psicologico del paziente.

Personalmente dopo l’iniezione sottocutanea ho avvertito meno stanchezza e ho smaltito più velocemente i postumi della somministrazione del farmaco nei giorni seguenti, riuscendo così a ristabilire rapidamente la normalità delle mie attività quotidiane.

Nonostante il massiccio dosaggio per via orale di medicamenti di preparazione non ho riscontrato particolari fastidi gastrointestinali anche se questo aspetto può avere un riscontro differente con altri pazienti.

In conclusione permettetemi una riflessione personale. Infusione o iniezione: cosa cambia in realtà per me?

Poco. Prendere un farmaco o andare dal neurologo resta uno dei pochi giorni dell’anno durante i quali affido passivamente il mio percorso di cura alla medicina e alle sue pratiche. Non sono un medico e non ho gli strumenti per valutare obiettivamente cosa sia più o meno giusto. 

Ma il mio ruolo nel percorso di cura resta invariato. Nei giorni restanti dell’anno sono io il protagonista della mia storia e la qualità del mio vivere quotidiano dipende dal mio impegno costante rivolto a tutti gli aspetti e le componenti sulle quali posso intervenire direttamente e che possono mantenere una qualità di vita degna di essere vissuta.

È con questo atteggiamento che attingo energie per trasformare la mia malattia in opportunità di crescita personale.

Ho una malattia, non sono la malattia. Ho una storia da raccontare, una vita da vivere e il mio valore non lo stabilisce nessuno, tantomeno il mio oscuro compagno di viaggio.

Con questo intendo affermare che sia necessario affidarsi alle cure mediche senza però mai dimenticare l’importanza del ruolo attivo che abbiamo nel nostro percorso di cura. Sono tantissime le componenti sulle quali possiamo intervenire direttamente e che possono fare la differenza sulla nostra qualità della vita.

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    Aiuto le persone affette da sclerosi multipla a ottenere la forza mentale e fisica necessaria per affrontare positivamente le difficoltà e riacquistare un nuovo benessere.A differenza di altri coach o fisioterapisti non affetti dalla patologia, propongo la mia diretta esperienza da malato, aspetto che mi permette una profonda condivisione, fondamentale per comprendere il livello del disagio dei malati, delle loro difficoltà e consentendomi di fornire loro gli strumenti più adatti al raggiungimento degli obiettivi che si sono posti.

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